14 Dicembre 2020 Ludovico Albano

Voglio parlarti per un attimo di dedizione

Lui è Giorgio Armani, 86 anni. Uno dei più grandi stilisti internazionali.
Definito dagli inglesi nel 1975 come “King George”. Pioniere di varie tendenze di moda.
Il suo Brand spazia in svariati settori, dal design alla cosmesi al food (oltre che l’alta moda naturalmente).
Ha vestito attori come Richard Gere in America Gigolò, Leonardo Di Caprio in The Wolf oh Wall Street. Ha avuto innumerevoli premi e riconoscimenti in tutto il mondo.
Nel mondo della moda Moda, Design, Musica, Cinema, Spettacolo…non c’è nessuno che non conosca ARMANI. Il suo è un brand che è diventato un’icona.
È stato visto verso la fine di Marzo in periodo prima ondata COVID all’interno della vetrina di uno dei suoi prestigiosi store, quello in via Montenapoleone a Milano. Era intento a sistemare gli abiti dei suoi manichini.
Armani ha provveduto a riconvertire i suoi stabilimenti di produzione per procurare gratuitamente camici usa e getta per il personale sanitario degli ospedali in questo periodo di pandemia.
Il Gruppo Armani ha deciso di donare un milione e 250 mila euro agli ospedali Luigi Sacco, San Raffaele e Istituto dei Tumori di Milano, Spallanzani di Roma e a supporto dell’attività della Protezione Civile per l’emergenza Coronavirus.
L’episodio “in vetrina” non è stata un’operazione pubblicitaria, una provocazione o un modo per farsi conoscere (non ne ha bisogno). La sua è semplicemente passione e dedizione verso quello che fa. Non si tratta di una posizione ma di una “cultura”. 

 

Cos’è la Dedizione?

È la totalità di te stesso verso un obiettivo. 
Non è una cosa che fai “in quanto vieni pagato”, è una cosa che cresce dentro di te e non si ferma a causa di fattori esterni. A volte esce fuori destando stupore in tutto il mondo attraverso azioni inaspettate. Altre volte la dedizione stupisce mostrando al mondo le umili origini di una enorme multinazionale che porta  a chiedersi “Ma come avranno fatto ad iniziare da un garage ed arrivare alle stelle??”
La dedizione porta alla qualità ovvero all’eccellenza.  È la dedizione che fa la differenza tra ciò che è nella media e ciò che gli va abbondantemente OLTRE, e la scavalca in modo inesorabile.
Purtroppo la dedizione non è una cosa comune e i risultati della dedizione non li vedi subito ma nel tempo. I risultati non li vedrai cadere dal cielo ma dovrai sudarteli. La cosa certa è che con la dedizione i risultati arriveranno, la cosa meno certa è che le persone con reale dedizione continueranno ad esistere.
La più grande preoccupazione è purtroppo che la dedizione sia diventata qualcosa di trascurabile, di noioso e inutile.
Questo perchè la cultura della dedizione è stata soppiantata da quella della “velocità” nell’avere tutto e subito con meno impegno possibile.
Si entra in possesso di un oggetto senza essere completamente i proprietari.
Si entra in possesso di un titolo senza avere completamente le skill per portarlo a termine.
Si “scatta” apparentemente a uno livello sociale più alto senza possederne i requisiti o le concrete possibilità.
Quando siamo scattati in avanti ci arriviamo vuoti, insoddisfatti e senza alcuna intenzione di tornare indietro a dove eravamo.
Non sia mai che il mondo pensi che stiamo regredendo. Le mansioni che facevamo non fanno parte più di noi e l’importante è apparire.
Non è importante essere competenti, ma sembrare competenti.
Non importa essere felici, ma sembrare felici.
Non importa essere davvero dei Leaders, è fondamentale far credere al mondo che lo siamo. L’unico modo è puntare all’immagine.
Non importa se intorno a noi lasciamo terra bruciata o fertile, noi inseguiamo una posizione, uno status, un qualsiasi elemento di visibilità che ci porti ad essere universalmente apprezzati come “persone di successo”.
Cosa è quindi il successo?
Un ufficio lussuoso? Dipendenti al tuo servizio? Un attico a Manhattan?
Torniamo per un attimo al nostro esempio:
Armani ha un fatturato dichiarato nel 2019 di oltre 2 miliardi di euro per un utile netto di 124 milioni circa, ha più di 6000 dipendenti in tutto il mondo. Che cosa ha spinto “Re Giorgio” a infilarsi in quella vetrina e sistemare il manichino?
Caro amico, cara amica: quello che abbiamo acquisito nel tempo è la determinazione ad affermarci ad ogni costo. Ci hanno detto che se abbiamo un sogno non dobbiamo fermarci davanti a niente e noi abbiamo capito che non dobbiamo guardare più in faccia a nessuno, neanche a noi stessi. Abbiamo lasciato perdere ogni aspetto profondo della nostra vita, ad esempio quello che ci spinge a ricordare costantemente chi siamo e da dove veniamo a preservare la nostra IDENTITÀ e autenticità senza dar conto alle apparenze e allo status quo.
La gente non conta, le persone non contano. Viene il sogno prima di tutto, veniamo noi stessi prima di tutto, daremo una lezione al mondo dimostrando fino a che “altezza” sappiamo arrivare. Lo faremo in ogni modo. Dobbiamo apparire ad ogni costo.
Di conseguenza quello che abbiamo perso è ad esempio la consapevolezza di COME si svolge un lavoro “fatto veramente bene” con dedizione ed eccellenza.
Abbiamo perso il valore di quello che facciamo, perchè diamo un prezzo ad ogni cosa, ma valore pressocchè a niente.
Sono tanti i fattori che portano verso un successo come quello di ARMANI, ma ce ne sono altri che sono ALLA BASE ed uno di questi è la dedizione verso il proprio lavoro. Fa parte delle fondamenta ed è per questo che non sparisce anche se sei una delle persone più apprezzate del mondo. Rimane li anche quando le cose non vanno bene.
È una grande lezione questa. Una lezione per quelle “minuscole persone” chi pongono barriere, classi, muri sempre più alti nella società, nel mondo lavorativo, sociale, umano etc.
C’è bisogno di tornare ad un mondo AUTENTICO, CONCRETO, fatto di persone vere e non di titoli o status. Fatto di passioni e non di arrivismo. Il progresso vero dipende da questo. Se non ritorniamo sui nostri passi vivremo in un mondo di scatole vuote, di copie e cloni, dove l’eccellenza e l’originalità vera saranno soltanto un lontano ricordo.

 

 

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